Serena Autieri in “Rosso Napoletano”
dal 05 al 07 febbraio 2020
Tipologia:
Cartellone, In abbonamento
Data primo spettacolo
05/02/2020
Regia:
Vincenzo Incenzo
Attori / Cast :
coreografie: Bill Godson Direzione Musicale: Vincenzo Campagnoli
di:
Vincenzo Incenzo

Date Spettacolo:

IN ABBONAMENTO:

mercoledi 05/02/2020 21:00 ABB. Turno A
giovedi 06/02/2020 21:00 ABB. Turno B
venerdi 07/02/2020 21:00 ABB. Turno C
calendario

TRAMA SPETTACOLO

Note di regia
Serena Autieri raccoglie il canto di libertà di un popolo che armato solo del suo orgoglio e della sua geniale creatività, ispirato dalla forza inarrestabile del suo Vulcano, durante le Quattro Giornate di Napoli insorse contro l’oppressione per salvare i suoi figli e la sua ricca e gioiosa identità. Dodici personaggi e un grande corpo di ballo gravitano tra le rovine di una Napoli allo stesso tempo contingente e fuori dal tempo, che in una sorta di astrazione temporale parla e partecipa, come un coro greco, per bocca dei suoi muri, dei suoi vicoli e dei suoi sotterranei. Rosso è il colore dell’amore, della passione, della superstizione, del pomodoro, del sangue, del fuoco, della rabbia, della preghiera e della resistenza. Rosso è il colore del magma che ribolle eternamente nel ventre della città come il suo meraviglioso e infinito patrimonio musicale, per quell’istinto unico di vivere e di inventarsi. Insieme alla musica, all’ironia, agli scugnizzi e ai femminielli, al caffè e alle superstizioni, alle Madonne e alla pizza, alle prostitute e alla borsa nera va in scena l’anima nobile, spregiudicata e intramontabile di Napoli capitale d’Europa. Napoli è do di petto nella bocca del Mediterraneo, che risuona dai bagnasciuga della Turchia, della Spagna e dell’Africa. Napoli è cucita a mano con spregiudicato talento intorno ad una emorragia di lava. Napoli ha la pelle scura, i capelli ricci, gli occhi a mandorla e il naso greco. È un utero svergognato e mistico, che caccia i padri e trattiene i figli. Il suo sipario è il mare, il suo palcoscenico è il dietro, comico, appassionato e terribile. Napoli è carcere senza chiave e domicilio sublime, sbracciarsi di madonne invocate e ansia di numeri in sonno. Il suo dio si è licenziato dal cielo e fa capoccella dalle quinte nere dei vicoli, a passo di tarantella, immolandosi nel sangue sciolto, nella primiera e nei corni in tasca. Napoli ingravida la sua lingua; le sue parole hanno la pancia gonfia e i piedi per aria: non più amore, ma ammor’. Napoli fa miracoli, trasforma farina, pummarola e caffè in luoghi dell’anima. Napoli mischia origine e destino, lacrime e salsedine, gioia e disperazione. Napoli è inno eterno alla vita. Non dobbiamo mai smettere di celebrarla.